Industria 5.0: tecnologie e incentivi per il futuro della produzione

Nell’era post-transizione digitale, l’industria si trova ora di fronte a una nuova frontiera: integrare l’ingegno umano e le abilità artigianali con le avanzate capacità fornite dalle tecnologie e dall’automazione. Siamo agli albori dell’Industria 5.0, che cambierà il modo di fare impresa in un’ottica sostenibile e innovativa. 

Le agevolazioni non mancano in questo settore, come dimostrato dal Piano Transizione 5.0 di recente introduzione, sostenuto da un fondo di oltre 6,3 miliardi di euro attraverso il Piano RepowerEu. L’obiettivo? Aiutare le imprese nella transizione green e digitale, potenziando gli strumenti già forniti per l’Industria 4.0.

Prima di entrare nel vivo degli incentivi previsti per la Transizione 5.0, vediamo cosa si intende per Industria 5.0 e in che modo rivoluzionerà il modo di fare produzione.

Industria 5.0: cos’è e come cambia il comparto produttivo

Siamo alla soglia dell’industria 5.0, o quinta rivoluzione industriale, in cui la collaborazione intelligente tra esseri umani e macchine sarà alla base di qualsiasi rapporto produttivo. 

All’origine di tutto c’è stata l’industria 4.0, favorita dalla diffusione capillare della digitalizzazione, che ha radicalmente trasformato i processi produttivi in tantissimi campi, grazie al ricorso a tecnologie all’avanguardia come il Cloud Computing e l’Information Technology in generale, l’Internet of Things (IoT) e l’Intelligenza Artificiale, nonché la realtà aumentata, i Big Data e la robotica.

Ma cosa si intende per Industria 5.0

Sulla scia di questi sviluppi tecnologici, l’industria 5.0 pone l’attenzione sull’applicazione della robotica e dell’Intelligenza Artificiale anche nel comparto industriale. Per questo è stato coniato il termine di “Collaborative Industry”, un modello produttivo in cui macchine ed esseri umani cooperano per migliorare il livello qualitativo dell’impresa e realizzare prodotti sempre più personalizzabili in linea con le esigenze degli acquirenti. 

Industria 5.0 e Intelligenza Artificiale: quali prospettive per i lavoratori?

Con questa spinta all’automazione, sono in molti a chiedersi se il lavoro umano sarà sostituito interamente dalle macchine. Nell’era dell’Industria 5.0, il fulcro della produzione è rappresentato dai cobot e dai bot, ovvero software intelligenti che, a differenza dei robot tradizionali, sono in grado di interagire e collaborare con l’essere umano in ambienti produttivi condivisi.

Dunque, l’obiettivo fondamentale dell’Industria 5.0 non sarebbe quello di trovare un’alternativa al lavoro umano, ma piuttosto di gettare le basi di una collaborazione tra macchine ed esseri umani per mantenere alti volumi di produzione e migliorare la qualità complessiva della produzione. Di conseguenza, il ruolo attivo del lavoratore non viene meno, ma assume una nuova forma alla luce della ridefinizione dei processi produttivi. 

L’Industria 5.0 presto influenzerà anche il panorama lavorativo, generando nuove e migliorate opportunità professionali altamente specializzate. Inoltre, la collaborazione con cobot e bot comporterà un alleggerimento dei carichi di lavoro, liberando i lavoratori dalle mansioni più ripetitive e pesanti.

Possiamo quindi concludere con una rassicurazione, in considerazione del fatto che l’utilizzo delle intelligenze artificiali nel settore industriale è concepito per supportare i lavoratori anziché sostituirli.

Industria 5.0 2024: gli incentivi per la transizione digitale e green

Dopo una lunga attesa, il 26 febbraio 2024 è finalmente arrivata l’approvazione del Piano Transizione 5.0 da parte del Consiglio dei Ministri, entrata in vigore il 2 marzo con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. 

Un fondo di ben 6,3 miliardi di euro viene destinato dal decreto Industria 5.0 per sostenere le imprese nella transizione digitale e green, per un totale di 13 miliardi di euro per il biennio 2024-2025. Questi fondi sono rivolti alle aziende che investono nella digitalizzazione e nella transizione ecologica, attraverso progetti che mirano alla riduzione dei consumi energetici

Che cos’è e cosa prevede la Transizione 5.0?

Il Piano Transizione 5.0 prevede una serie di opzioni di investimento agevolato, focalizzate sul potenziamento dell’efficienza energetica, sull’adozione di tecnologie all’avanguardia e sulla promozione della sostenibilità per tutte le imprese residenti e le organizzazioni presenti sul territorio, indipendentemente dalla loro forma giuridica, settore economico, dimensione o regime fiscale.

Vediamo quali sono i modi per ottenere le agevolazioni per l’Industria 5.0:

  • Miglioramento dell’efficienza energetica. Grazie a questo piano di incentivi, le imprese possono investire sull’acquisizione di nuovi bene strumentali pensati per migliorare la produttività e ridurre i consumi energetici, con il duplice obiettivo di rendere la produzione sostenibile e ridurre i costi operativi. 
  • Adozione di tecnologie innovative. Il Piano Transizione 5.0 promuove gli investimenti delle imprese in tecnologie innovative, tra cui l’Intelligenza Artificiale, la robotica avanzata,  la stampa 3D, l’Internet of Things, e il cloud computing. Queste soluzioni permettono di potenziare la produttività, ottimizzare i processi e mantenere la competitività nel mercato globale.
  • Promozione della sostenibilità. Le aziende che vogliono investire in tecnologie sostenibili, come le energie rinnovabili, hanno pieno diritto alle agevolazioni previste dall’Industria 5.0.

Le agevolazioni del Piano Transizione 5.0 sono destinate alle aziende che investono in progetti innovativi volti a ridurre i consumi energetici nel periodo 2024-2025. Queste aziende potranno usufruire di un credito d’imposta maggiorato rispetto a quanto previsto dalla precedente Transizione 4.0. Tuttavia, per ottenere l’agevolazione, è necessario raggiungere una specifica soglia di riduzione dei consumi energetici. Approfondiamo questo aspetto.

Credito d’imposta industria 5.0: i requisiti per la Transizione 5.0

Grazie alla Transizione 5.0 alle aziende viene riconosciuto un credito d’imposta automatico, con aliquota variabile in base ai risultati raggiunti, e non vincolato al settore e alle dimensioni della stessa. 

Nel caso in cui l’investimento conduca a una riduzione non inferiore al 3% dei consumi energetici della struttura produttiva sul territorio nazionale o, in alternativa, a una riduzione non inferiore al 5% dei consumi energetici dei processi interessati dall’investimento, le aliquote sono le seguenti:

  • 35% per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro.
  • 15% per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro.
  • Il 5% si applica alla parte degli investimenti che supera i 10 milioni di euro, fino a raggiungere il limite massimo di costi ammissibili pari a 50 milioni di euro all’anno per ciascuna impresa beneficiaria.

Se l’investimento si traduce in un risparmio superiore al 6% dei consumi energetici dell’infrastruttura produttiva a livello nazionale o, alternativamente, in una diminuzione superiore al 10% dei consumi energetici dei processi coinvolti dall’investimento, le aliquote saranno aumentate come segue:

  • 10% per la quota di investimenti oltre i 10 milioni di euro, fino al limite massimo di costi ammissibili pari a 50 milioni di euro all’anno per impresa beneficiaria.
  • Per la parte degli investimenti che supera i 2,5 milioni di euro e arriva fino a 10 milioni di euro, si applica il 20%.
  • Il 40% si applica alla parte degli investimenti fino a 2,5 milioni di euro. 

Un’ulteriore aumento dell’aliquota del credito d’imposta è prevista nel caso in cui l’investimento produca una diminuzione superiore al 10% dei consumi energetici dell’infrastruttura produttiva su scala nazionale o, alternativamente, in una diminuzione superiore al 15% dei consumi energetici dei processi interessati dall’investimento. In questo caso, le aliquote diventano: 

  • 45% per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro.
  • 25% per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro.
  • 15% per la quota di investimenti oltre i 10 milioni di euro, fino al limite massimo di costi ammissibili pari a 50 milioni di euro all’anno per impresa beneficiaria.

Il credito d’imposta, che può essere usato solo in compensazione, varia dunque in base all’entità degli investimenti e alla percentuale di riduzione dei consumi energetici ottenibile. 

Gli importi non utilizzati entro il 31 dicembre 2025 possono essere utilizzati gli anni successivi in cinque quote annuali.