Risparmio e smart working: ecco perché il lavoro agile conviene ad aziende e lavoratori

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I cambiamenti sociali che hanno accompagnato la recente pandemia hanno profondamente segnato il mondo del lavoro dopo il Coronavirus, portandoci a ripensare i ritmi lavorativi in un’ottica di flessibilità. Così, trasformata da culla degli affetti a luogo dove trovare la sicurezza dalle minacce esterne, la casa è diventata il nostro ufficio, abbattendo del tutto i confini tra vita professionale e privata.

Eppure, nonostante il graduale ritorno alla normalità, diverse aziende hanno preferito mantenere una modalità di lavoro agile, per consentire ai dipendenti di poter lavorare anche in smart working. Il motivo? Beh, anche se lo smart working non mette tutti d’accordo, è indubbio che faccia risparmiare sia aziende che dipendenti. Soprattutto in questo clima di rincari energetici, non sono poche le società che hanno preferito chiudere in alcuni giorni le proprie sedi per incentivare lo smart working. 

Anche se, da questo punto di vista, il lavoro agile avvantaggia soprattutto le aziende, il binomio smart working e risparmio può avere dei risvolti positivi anche per i dipendenti. Vediamo quali sono i benefici dello smart working in termini di risparmio per entrambe le parti coinvolte. 

Cosa risparmia l’azienda con lo smart working?

I dati riportati dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano non lasciano dubbi in merito alla “convenienza” del lavoro agile, che oggi riguarda 3,6 milioni di persone. Stando ai ricercatori, questa modalità di lavoro è ormai adottata dal 91% delle grandi imprese, dal 53% delle Pmi e dal 67% delle Pa. Facendo una media tra tutte queste realtà, si parla di 9,5 giorni di lavoro da remoto al mese.

Cresce questa tendenza nelle grandi aziende italiane, mentre nelle Pmi e nella Pa si assiste ad un’inversione di rotta, con lo smart working relegato a strumento di emergenza in favore di una “cultura del controllo” che fatica a stare al passo coi tempi. C’è però anche da dire che, nella Pubblica Amministrazione, hanno pesato enormemente anche le decisioni governative, che hanno riportato in presenza i dipendenti pubblici.

Per le aziende che invece abbracciano lo smart working, si parla di circa 500 euro annui di risparmio a postazione, a fronte di due giorni di lavoro da remoto a settimana e della chiusura delle aree non utilizzate per ottimizzare i consumi. Riducendo invece gli spazi fisici della sede, questo risparmio potrebbe aumentare fino a circa 2.500 euro l’anno per ogni lavoratore.

Tempo e costi di commuting: i vantaggi dello smart working per il lavoratore

Anche per i dipendenti lo smart working può essere un espediente interessante per tagliare i costi a fine mese. Infatti, tra le voci che più pesano nel bilancio di un lavoratore vi sono i cosiddetti costi di commuting, ovvero quelli legati al pendolarismo, come il carburante o l’abbonamento dei mezzi pubblici.

Limitando il pendolarismo, introducendo due giorni a settimana, comporterebbe per il lavoratore un risparmio di circa 1.000 euro l’anno, ma bisogna anche considerare il rovescio della medaglia, rappresentato dall’aumento dei consumi energetici domestici, stimato dall’Osservatorio in circa 400 euro l’anno. Il risparmio complessivo si aggira, dunque, intorno ai 600 euro annui. 

Ultimo, ma non meno importante, il fattore tempo, ovvero quello legato al tragitto che il lavoratore impiega per andare e tornare dal lavoro. Secondo lo stesso studio, una giornata di smart working permette al lavoratori di risparmiare una media di 74 minuti di tempo, l’equivalente di 7 giorni di attività l’anno.

Lo studio suggerisce inoltre alle aziende di reinvestire il risparmio ricavato dallo smart working premiando i lavoratori per sostenere la redditività aziendale. Eppure, ad oggi, soltanto il 13% delle aziende prese in esame ha adottato iniziative riguardanti benefit e rimborsi, al di fuori dei buoni pasto. 

Quale futuro per il lavoro da casa?

Anche se lo smart working continua a far parte della nostra vita quotidiana, in questo contesto di caro energia sembra che sia nuovamente inteso come uno strumento per far fronte a un’emergenza, e non come una risorsa da valorizzare per bilanciare gli equilibri tra vita privata e lavoro.

Come suggerito dal libro “Riprogettare il lavoro” di Lynda Gratton, le aziende dovrebbero approfittare di questa opportunità unica, per riprogettare radicalmente il nostro modo di lavorare. Un’opportunità che non ha come fine soltanto il risparmio economico, ma anche e soprattutto il benessere e la soddisfazione di tutti i lavoratori, aspetti che, come sappiamo, si riflettono positivamente sulle performance aziendali

Tanto nelle multinazionali quanto nelle PMI, questo è il periodo storico più indicato per attuare cambiamenti durevoli nel mondo professionale, aiutando i dipendenti ad adattarsi alle nuove modalità di lavoro, ad aumentare la produttività e a prosperare nel nuovo mondo del lavoro flessibile.