Ecco tutte le novità sul lavoro in somministrazione

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Dopo ogni tempesta esce sempre il Sole. Questo è vero anche per il lavoro in somministrazione che, dopo il crollo dei mesi centrali del 2020, ha visto una risalita che lascia spazio a fiducia e ottimismo. Secondo quanto spiega Assolavoro, il 2020 è stato catastrofico a livello lavorativo, con un calo di quasi 900mila occupati e un tasso di disoccupazione che ha coinvolto oltre un giovane su tre. C’è stata anche una preoccupante crescita degli inattivi.

Il lavoro in somministrazione ha inizialmente seguito l’andamento del mercato, con una caduta dei mesi centrali del 2020, dovuta soprattutto al crollo di attività come il commercio al dettaglio, gli alberghi, la ristorazione e i bar.

La curva di persone occupate in somministrazione ha ripreso a salire, grazie alla capacità della somministrazione di intercettare in anticipo i trend di mercato e di impiegare i lavoratori in settori in forte espansione, arrivando ai livelli pre Covid.

Se torniamo indietro al 2019 – anno in cui non c’erano tracce di pandemia – il confronto ci dice che per i primi mesi del 2021 possiamo parlare di netto superamento del numero dei lavoratori. Se confrontiamo i dati del 2021 con quelli del 2020, il quadro che emerge nel primo trimestre è ancora una volta di superamento. E lo è non solo per il numero di lavoratori, ma anche in termini di ore lavorate mensili pro-capite, retribuzione oraria e retribuzione lorda mensile.

Resilienza? Sì ma anche grazie alla formazione

Lo spostamento dei lavoratori da un settore all’altro è stato possibile in parte grazie alla conoscenza del mercato che hanno le agenzie, in parte grazie alla formazione mirata al placement erogata dalle agenzie attraverso il Fondo Formatemp. Nel 2020 sono stati erogati oltre 44mila progetti formativi, di cui il 50% in aula virtuale.

Questa capacità di intercettare in anticipo la domanda e la reattività, grazie anche alla formazione, sono alla base della resilienza del settore. A raccontarcela meglio sono due dati sottolineati da Assolavoro. Se confrontiamo gli ultimi tre mesi del 2020 con gli ultimi tre del 2019, gli occupati in somministrazione sono cresciuti dell’1,9%, mentre il mercato del lavoro è calato dell’1,8%. Anche in termini di full time equivalent il primo dato segna una crescita del 5,2%, mentre il secondo una perdita del 7,3%.

Misure per giovani e donne

La pandemia ha penalizzato maggiormente i giovani e le donne. Il Governo ha introdotto delle misure rivolte alla loro occupazione. Nel settore del lavoro in somministrazione un occupato su due ha meno di 35 anni, quando nel mercato del lavoro questo dato si ferma poco sopra il 20%. Da notare che le donne, in questa fascia di età, sono il 52%. Prendendo invece la media complessiva, nella somministrazione è donna oltre un lavoratore su 5.

Benessere per i cittadini

Durante l’anno della pandemia il sistema ha rafforzato gli ammortizzatori ed il welfare. L’ente bilaterale nazionale per il lavoro temporaneo, Ebitemp, ha infatti distribuito più di 9,5 milioni di euro in welfare, con oltre 40mila domande di prestazioni arrivate da 18mila lavoratori in somministrazione. Con la pandemia l’ombrello dell’ente si è allargato: sono stati stipulati accordi tra le Parti sociali ed istituite 14 nuove prestazioni. La prestazione maggiormente richiesta, che rappresenta il 79,41% dell’importo sino ad oggi erogato, è l’indennità per isolamento domiciliare dovuto al Covid 19. Segue il contributo per la didattica a distanza rivolto a chi ha figli o minori sotto tutela o figli iscritti ai corsi legali di laurea, fiscalmente a carico, con il 6,9% e il contributo per chi ha svolto attività di lavoro in smart working con il 4,7%.

Anche il mondo del lavoro è cambiato

Il mondo del lavoro è cambiato in maniera più repentina di quanto sia accaduto nel recente passato. La digitalizzazione ha invaso incessantemente ogni ambito e ogni tecnologia di professionalità e impone a tutti, a partire dalle Agenzie, di rispondere sempre tempestivamente alle esigenze nuove del mondo del lavoro. La molteplicità delle variabili rende difficile ogni previsione per la fine dell’anno ma c’è un dato, ossia i 900mila posti di lavoro già andati in fumo durante la pandemia, che ci costringe a dire che per arginare questa fase del mercato del lavoro tutti gli attori coinvolti devono agire presto e insieme, nella direzione di una più forte collaborazione tra pubblico e privato e di un maggiore orientamento al placement della formazione.

I 30 profili professionali più richiesti

Nelle agenzie il gap tra domanda e offerta di lavoro si è notevolmente assottigliato grazie alla capacità di anticipare il mercato e formare i candidati. Le persone che si candidano attraverso le filiali o tramite il web sono le più giovani: la metà dei lavoratori in somministrazione infatti ha meno di 34 anni. Oltre chi individua nelle agenzie la migliore porta di ingresso al lavoro, c’è chi vuole migliorare la propria condizione o deve reinserirsi.

Nel terzo bimestre di quest’anno e quindi fino a fine mese, ci sono 130mila opportunità, collocate in 30 precisi profili professionali. Nella top ten troviamo i seguenti profili più qualificati:

  • sviluppatore front end
  • software engineer
  • java software engineer
  • project manager it
  • digital manager
  • sistemista
  • progettista meccanico
  • specialista di vendite digitali

Nella top ten dei profili intermedi troviamo:

  • agente commerciale
  • specialista Seo
  • specialista marketing online
  • operatore call center
  • help desk
  • cuoco
  • programmatore

Per quanto concerne gli operai specializzati le figure più richieste sono:

  • manutentore elettromeccanico
  • assemblatore di schede elettroniche
  • addetto al robot di saldatura
  • addetto al controllo qualità
  • finitura di pezzi meccanici
  • addetto ai muletti

www.inhrgroup.it